Proposta di Itinerario a Treiso


Proposta di itinerario per godersi la Strada Romantica a Treiso

Treiso si presenta agli occhi del visitatore come un borgo placidamente disteso su morbide colline, che paiono di velluto corrugato da tante pieghe continue. Esplorando il territorio scopriamo così la litania infinita di filari d’uva messi a dimora sotto il sole.

INFORMAZIONI SULL’ITINERARIO
Tipologia di itinerario: in bici /a piedi
Difficoltà: media
Partenza: Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta (Piazzetta di Treiso)
Arrivo: Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta (Piazzetta di Treiso)
Km di percorrenza: circa 7 km
Tipologia di terreno: asfalto e sterrato


Iniziamo la nostra visita dalla piazzetta di Treiso. dove si trova la Chiesa Parrocchiale – A dalle linee barocche dedicata a Maria Vergine Assunta, sorta intorno alla metà del XVIII secolo in sostituzione dell’antica Chiesa di San Lorenzo. Il campanile fu realizzato nel 1767 e, tre anni più tardi, vi fu collocata la nuova campana. Sulla facciata notiamo le statue dell’Assunta, di S. Anna e di S. Gioacchino, realizzate dallo scultore racconigese Unia nel 1773.
Entriamo nella chiesa, i cui interni sono adornati con decorazioni di artisti monregalesi del 1898, e volgiamo lo sguardo all’altare maggiore, dov’è collocato il quadro “l’Assunzione di Maria Vergine, S. Lorenzo e S. Giovanni”, probabilmente già presente sull’altare della precedente chiesa.
Inoltre, ritroviamo la tela del Gagliardi “S. Luigi Gonzaga e S.ta Caterina” in uno degli altari laterali, e, nel presbiterio, un imponente gruppo statuario del Padre Modesto da Caramagna raffigurante la Vergine Assunta. “S. Bovo, la Beata Vergine del Rosario e Sant’Isidoro agricoltore” è, invece, un’opera del pittore braidese Pietro Paolo Operti.
L’ultimo elemento che osserviamo è l’antico organo, acquistato nel 1887 dalla parrocchiale di Neive.

Spostiamoci ora verso il palazzo comunale, accanto al quale è collocata la Chiesa di S. Bernardino da Siena – B, in precedenza sede della Congregazione dei Battuti Bianchi. Recentemente è stata oggetto di un radicale intervento di restauro-ripristino che l’ha trasformata in un moderno Centro Culturale, dotato di un’accogliente, ampia sala per manifestazioni, mostre e spettacoli. Il Centro è intitolato a Don Giuseppe Flori, benemerito parroco di Treiso dal 1950 al 1998.

Usciti dal paese, fatte poche curve e oltrepassato un pugno di case, giungiamo ad uno slargo in prossimità di un tornante che si affaccia su di un immenso anfiteatro di calanchi e fenditure, dal colore bianco-grigio, formato da pareti in guisa che si protendono verso una stretta valle.
Siamo di fronte alle Rocche dei Sette Fratelli (punto tappa della Strada Romantica – C).
Nonostante oggi sia ben noto che la formazione dell’anfiteatro è dovuta all’azione costante delle acque che hanno sgretolato nel corso dei secoli pareti di collina, friabili per via della composizione marnosa, una spiegazione più interessante, quanto fiabesca, è stata tramandata di generazione in generazione dalle famiglie di Treiso. Scopriamo, dunque, la leggenda dei Sette Fratelli:
“C’era una volta un prato, là dove ora sono forre e dirupi, rifugio di volpi e pernici. In questo prato si recarono un giorno sette fratelli a falciare l’erba. Venuta l’ora del pranzo, li raggiunse la pia sorella, che sporse loro in un cesto una parca colazione a base di magro: era infatti venerdì, e bisognava osservar l’astinenza. I fratelli, evidentemente molto affamati per il duro lavoro e poco ortodossi in fatto di pratiche religiose, cominciarono a insultare la donna e a bestemmiare il Signore. Come se non bastasse, di lì a poco passò nei pressi la processione del Viatico: era uso un tempo che il sacerdote portasse la Comunione agli anziani del paese in forma solenne. I sette fratelli rifiutarono l’invito della sorella a sospendere il pasto e a inginocchiarsi con lei in raccoglimento. Non solo. Ripresero a bestemmiare contro Dio e contro i Santi, arrivando a sfidare il Cielo. Fu allora che il terreno sotto i loro piedi d’improvviso si aprì, inghiottendoli per sempre e lasciando salva la devota sorella su di una lingua di terra non franata.”
Le Rocche dei Sette Fratelli, poste su terreno di proprietà comunale, hanno una superficie di quasi 9 ettari. L’interno della grande faglia, troppo ripido per consentire la crescita di alberi, è quasi privo di vegetazione, eccezion fatta per arbusti di ginestra, ginepro e pino silvestre. Sui bordi più alti vegetano invece piante di alto fusto quali querce, gaggie, olmi. Ricca la presenza di selvaggina nel fondo più oscuro delle Rocche.