Proposta di itinerario a Camerana

Proposta di itinerario per godersi la Strada Romantica a Camerana
Ci troviamo a ridosso della Valle Bormida e dall’Alta Valle Belbo. Qui, una serie di borgate adagiate su un’ampia conca del fondovalle danno forma a Camerana, rinominata per la sua casaforte, posta a difesa di una delle principali vie di comunicazione tra la riviera ligure e l’entroterra, la cosiddetta “via del sale”.

INFORMAZIONI SULL’ITINERARIO
Tipologia di itinerario: a piedi / in bici
Difficoltà: Media
Partenza: Piazza SS. Annunziata
Arrivo: Piazza SS. Annunziata
Km di percorrenza: circa 8 km
Tipologia di terreno: asfalto e sterrato


Giunti al borgo di Villa troviamo innanzi a noi la Chiesa in stile barocco della S.S. Annunziata – A, dalla facciata in mattoni e il suggestivo porticato, progettata nel 1722 dall’architetto monregalese Francesco Gallo e portata a termine nel 1772 dall’architetto A. Scala. All’interno, vediamo che sono presenti piccole cappelle laterali che affiancano la navata, contenenti grandi quadri realizzati ad olio dal pittore monregalese Vinai. Le volte, inchiavardate con sbarre di ferro a causa delle crepe provocate dal terremoto del 1889, riportano decorazioni dai finissimi colori, mentre di particolare interesse è l’affresco del pittore “Il Tiziano Monregalese”, rappresentante l’incoronazione della Madonna Assunta in cielo con il Padre, Gesù con la croce e gli angeli, ed i quattro Evangelisti ai lati. Tuttavia, l’oggetto più prezioso che possiamo osservare è l’altare maggiore, di finissimo marmo policromo a mosaico e risalente al 1711, primo altare della diocesi di Monovì. Inoltre, notiamo la statua lignea di San Giuseppe dello scultore Roasio, i quadri rappresentanti la Via Crucis del pittore torinese Morgari e i lampadari in cristallo di Murano.

Proseguendo verso la Fraz. Contrada, raggiungiamo la seconda tappa del nostro itinerario: la Chiesa Parrocchiale di S. Antonio – B. Interessanti sono la vicissitudini per la costruzione di questa chiesa. I lavori, iniziati il 29 dicembre 1780, furono ostacolati dal susseguirsi di invasioni e battaglie ad opera di Francesi, Austriaci e più ancora rivoluzioni interne, con monarchici, giacobini e repubblicani. Nel 1827, circa un decennio dopo il tramonto della stella di Napoleone Buonaparte, in un periodo di calma sotto il reame dei Savoia, Mons. Gaetano Buglione invitò i fedeli a riprendere i lavori di costruzione, concedendo quaranta giorni di indulgenza a coloro che avessero contribuito alla realizzazione della Chiesa. Tutti i parrocchiani e i fedeli, seguendo l’esempio di Don Nicolao, cominciarono a radunare il materiale, depositando nei pressi della costruzione la pietra più grande che riuscivano a portare. Nel 1833 si arrivò così al termine dei lavori. Alla Chiesa vennero ancora donati l’altare, la balaustra e il pulpito in marmo, una sacrestia e un battistero. I pavimenti furono rifatti diverse volte, fino al 1964, quando, seguendo le indicazioni della Commissione Diocesana dell’Arte, si decise di rifare le decorazioni affidando il compito a pittori di Mondovì.

Camerana nel periodo medioevale ha registrato processioni e pellegrinaggi che hanno testimoniato attraverso i secoli la fede popolare, ancorata ai valori del vivere e della civiltà contadina ancora oggi in parte esistenti. Ne sono prova il Pilone del Foresto e la cosiddetta “Sosta della Calcinera”, luoghi che possiamo ancora incontrare sulle “vie del sale”, in territorio camerunese.
Percorrendo l’antica via del sale raggiungiamo la Fraz. Villa di Camerana, dove è possibile visitare la Torre – C. Notizie di questa presenza fortificata si hanno già a partire dal X secolo. Non era che una piccola casaforte, tuttavia rilevante per la strategica posizione, a cavallo delle maggiori vie di comunicazione che collegavano l’entroterra piemontese con Savona. Per lungo tempo l’edificio appartenne ai marchesi di Ceva, finché nel 1268 non pervenne ai Del Carretto, i quali provvidero a potenziare l’antica casaforte. Il complesso passò quindi a vari proprietari per tornare poi ai suoi primitivi possessori, nel 1458, i quali si occuparono di trasformarlo in un castello vero e proprio. Sopravvissuto per un millennio a guerre, pestilenze e cataclismi, nel 1937 l’edificio fu demolito dagli abitanti del borgo. Se ne salvò solo la torre, poiché nessuno sapeva come abbatterla. Oggi, dalla sua sommità, a trenta metri d’altezza, lo sguardo è libero di spaziare sul sottostante borgo di Villa e sull’intera valle Bormida, permettendoci di godere di un panorama affascinante.
Questa ultima testimonianza di un antico maniero-fortezza, datato originariamente X secolo, ospita l’ultima tappa del nostro itinerario: il punto tappa della Strada Romantica – D.